Castello Vagnone, Comune di Trofarello, Torino

Il Castello Vagnone, nell'ambito di un sistema di fortilizi

Particolare della Carta del territorio di Moncalieri sino ai suoi confini con Pecetto, Trofarello e Chieri, disegnata in occasione di una contestazione territoriale con il Comune di Chieri (s.a., 1457-’58, orientamento estnord- est, ASC Chieri, art. 20, par. 1, n. 126).

Una stretta connessione tra castelli e strade appare piuttosto ben radicata nella storiografia italiana, se pure risulti indispensabile distinguere tra castelli di età romana, bizantina e longobarda, per lo più disposti in zone strategicamente importanti, dai castelli dal X sec. in poi. Questi non furono più collocati a difesa di un confine e nemmeno, nella maggior parte dei casi, furono luoghi di difesa militare su un’importante arteria di traffico, ma si diffusero un po’ ovunque nella pianura, come rifugio delle popolazioni circostanti che davano in cambio servizi di guardia e di manutenzione delle mura. Nel X e XI sec. infatti i castelli si moltiplicarono come sedi di grandi aziende agricole sino a divenire “una maglia a trame sempre più strette, punteggiando fittamente colline e pianura”. Ma soprattutto l’incremento delle concessioni di incastellamento indica in modo assai chiaro la proliferazione di una diffusa psicosi di paura e, insieme, una situazione di crisi dell’autorità regia. In tutta l’Italia settentrionale, sia che il castello già esistesse sia che fosse di nuova erezione, la sua funzione era di fortificare corti, pievi, villaggi, porti e monasteri, oppure anche un punto intermedio a breve distanza tra corti e villaggi preesistenti. Il luogo su cui erigere gli incastellamenti non rientrò poi in alcun piano strategico d’insieme, ma fu invece frutto di scelte arbitrarie sia sotto la pressione psicologica della paura dei raid ungarici sia motivate dalle ambizioni di potenza di città e di grandi possidenti di latifondi.

Analogamente si può dire della zona di cui trattiamo, un tempo “fittamente punteggiata” di castelli, torri, fortilizi e caratterizzata dalla presenza a sud dell’attuale Testona, in borgata Palera, di un ospedale, «edificatur ad honorem Beate Marie sempre Virginis, quod situm est in publica strata Testone», concesso nel 1156 dal vescovo Carlo al monastero di San Solutore. L’edificio è individuabile nella mappa del 1457, conservata presso l’Archivio storico di Chieri, dove compare la scritta “Lanfermiera”, che con ogni probabilità è la stessa già indicata alla fine del XIII sec. nel “Registro delle sors” insieme a un “ospitalis”. Verosimilmente poteva trattarsi di un lazzaretto o di un lebbrosario, la cui presenza si spiega col passaggio lungo la strada da Asti a Moncalieri di un segmento della via Francigena, dove simili istituzioni assistenziali e caritative erano indispensabili. La presenza di tale struttura è inoltre suffragata dall’edificazione in questo sito di una cappella dedicata a San Giuseppe, a seguito della terribile epidemia di peste del 1629-‘30. Tutto ciò avvalora l’individuazione della funzione difensiva, strategica e rappresentativa del Castello Vagnone di Trofarello, utilmente posizionato in luogo privilegiato a controllo di un segmento della via Francigena, parte di un articolato sistema di vigilanza sul territorio e soprattutto fulcro di un ulteriore calcolato sistema di proprietà dei Vagnone, di cui facevano parte cascinali, grange, mulini, estesi coltivi, boschi, pascoli e corsi d’acqua. Ma per meglio chiarire il ruolo, le connessioni con insediamenti e strutture circostanti e le vicende costruttive del Castello Vagnone di Trofarello, appare utile delineare un pur sintetico exursus attraverso il territorio trofarellese e limitrofo. Nel 1256 a breve distanza dal Castello Vagnone di Trofarello sorgevano i fortilizi di Cimavalle, a est, e di Belforte, a sud, distrutto dai francesi a fine XVII sec. La presenza di un fortino «denominato di Belforte vicino a Truffarello con grangia» è confermata anche dal Settia che ricava l’informazione dal Rovere, il quale a sua volta lo definiva (prima metà ‘800) «ridotto a casolare con l’antico pozzo; menzionato specialmente nei documenti del XIV secolo», nonché opportunamente inquadrato, in base ad altre notizie sulla zona, in un’area «assai ricca di Wüstungen». Risulta inoltre che nel 1528 Belforte sia stato duramente conteso, nel corso di una causa di successione, tra i Signori di Luserna, i Simeoni di Rivera e i Vagnone di Trofarello, che detenevano gran parte della proprietà. Rivera, ora frazione di Trofarello, apparteneva al contado di Celle e fu poi inglobata nel territorio del Comune di Chieri, che eresse il robusto edificio fortificato di forma quadrata con grosse torri angolari, a controllo del territorio oltre che dei vicini mulini e vie d'acqua. In un documento del 1366 (riguardante l'obbligo di sorveglianza del territorio) è citato come Riperiam; circonda il castello un gruppo di case coloniche. L’edificazione del Castello si svolse in due fasi: post 1228 la torre centrale e ante 1352 la corte. Rivera fu infeudato ai Simeoni-Balbi e quindi anche ai Vagnone.
A compimento della citata Wüstungen, sorgeva più a est il Castello di Testona, il cosiddetto “Castelvecchio”, ancora oggi esistente, seppur assai rimaneggiato, inizialmente posto sotto il diretto controllo vescovile. Sulla sua torre si alternarono gli stemmi di Jolanda di Francia e dei Vagnone di Trofarello e Celle (1378-1626). L’origine dell’insediamento è plausibilmente romana, fortilizio atto a regolare il transito del Po presso l’attuale Moncalieri. Fu feudo di Tommaso II di Savoia (1248), concesso da Federico II, poi del Comune di Chieri, dei Vagnone, dei Cadot, dei Bertone Balbis e dei Cassardo. Fu particolarmente rimaneggiato a partire dal 1483 da Filippo Vagnone secondo il gusto rinascimentale toscaneggiante e alla medesima casata si deve l’abbellimento del cortile con arcate ogivali, finestre a crociera, decorate da conci in terracotta, e cornici tonde con all’interno invetriate di gusto robbiano raffiguranti busti di imperatori romani. A nord ovest, nel territorio di Revigliasco, si ha notizia sin dal 1163 dell’esistenza di un generico castrum, ubicato in posizione più elevata rispetto all’attuale assai depauperato imponente Castello, di cui erano proprietari i Parpaglia, conti di Revigliasco e Celle.

Riguardo all’importante insediamento di Celle - posto a circa un chilometro a nord dell’abitato di Trofarello, nei pressi della strada oggi chiamata Roccacatene, al presente individuabile attraverso le Chiese di Santa Maria e dell’antico priorato di San Pietro che dovrebbero segnare l’estensione di quell’antico borgo - possedeva anch’esso un castello fortificato, la cui costruzione avvenne verosimilmente intorno al X sec. Questo fortilizio doveva sorgere su un’altura denominata tuttora “Castlàss” (castellaccio). Celle è citata già nel 955 come luogo ove possedevano beni diversi ecclesiastici. Nel 1159 Federico I Barbarossa riconobbe al Vescovo di Torino, attraverso il diploma di Occimiano, il possesso della «curtem de Celles cum castello et districto et plebe». Il 24 novembre 1220 Federico II suddivise Celle fra i Signori di Revigliasco e quelli di Trofarello e nel 1228 gli stessi Signori di Revigliasco cedettero la loro parte al comune di Chieri «castrum de Cellis et receptum», riservandosi se «voluerint castrum de Cellis castellare, si eis plaquerit». Ma già nel 1328 si parlava di «villa olim de Cellis», per cui la località era ormai spopolata, se pure la Pieve di Santa Maria, fatta erigere dai Vagnone come propria chiesa, sia rimasta luogo di grande devozione.
Sempre a nord di Trofarello, e più precisamente a ovest di Chieri, sorgeva il Castello di Monfalcone, nel 1172 appartenente ai conti di Biandrate, infeudato all’inizio del secolo successivo ai Revigliasco di Monfalcone. La distruzione del fortilizio fu opera dei chieresi, come atto punitivo perché il suo castellano aveva parteggiato per Testona. Dai catasti chieresi del 1253 si apprende che sul sito permaneva una “torracia”, i “fossata” e il “rivus de Montefalcone”. Il luogo però doveva ancora occupare valenze strategiche, se gli Statuti del 1325 della Società di San Giorgio ne vietavano la fortificazione. A breve distanza, verso nord, nel 1277 si dichiarava che «turris Peceti quam comune Carii hedifficavit facta est et hedifficata super terra comunis Carii». Si trattava della torre quadrata tuttora esistente nel centro di Pecetto, in origine annessa a una fortificazione, conchiusa da una cerchia di mura, per cui il complesso fu citato dal 1253 come castrum. A conchiudere infine a sud questo articolato sistema di incastellamenti vi era sin dal 1029 un «villaggio chiamato Santena con un castello un tempo in esso costruito». A memoria di questo fortilizio permane il cosiddetto “Castellazzo”, un torrione quadrato sormontato da un apparato a sporgere che si erge dove i Benso, signori del luogo sin dal 1200, fecero costruire agli inizi del ‘700 una residenza signorile. Nei pressi sorgevano anche il Castello di Ponticelli, di cui resta solo un’alta torre cilindrica, e quello di Gamenario, di proprietà dei Tana, più precisamente ubicato a libeccio di Moncalieri, in direzione di Villastellone. L’antica fortezza, dove nel 1345 «tramontò per sempre la potenza angioina in Piemonte», era formata da un imponente e massiccio parallelepipedo con robuste torri angolari e divenne anche feudo dei Vagnone.

1 Premessa

2 Contatti

3 Contatti

4 Il territorio di Truffarello

5 Il Castello Vagnone, nell'ambito di un sistema di fortilizi

6 Un complesso di edifici di varia destinazione (1)

7 Un complesso di edifici di varia destinazione (2)

8 Un complesso di edifici di varia destinazione (3)

9 La Torre

10 L'antica Casa Comunale

11 La Cappella di San Rocco

12 La Chiesa dei SS. Quirico e Giulitta.

13 I Vagnone (ramo di Trofarello)

14 I Benso di Cavour

15 Riferimenti

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