Un complesso di edifici di varia destinazione (3)
In realtà, come abbiamo già detto, l’esame di documenti archivistici e iconografici dimostra che in sostanza l’assetto di base del Castello subì sostanziali modifiche soprattutto nel corso dell’800 e del secolo scorso, a cominciare dal cambiamento degli antichi accessi alla villa di Trofarello, che avvenivano tramite le strade della Torretta e della Chiesa, sostituiti nel 1819 dalla Strada nuova, intitolata a Umberto I e divenuta, dopo gli eventi bellici del 1940-45, Viale della Resistenza. Tra il 1816 e il 1819 fu pertanto demolito il muraglione di difesa (a est e nord del castello) e fu effettuato il riempimento del fossato e degli avancorpi prospicienti il giardino. La costruzione di questa strada, concepita come un viale alberato e destinata a congiungere la Strada Reale (oggi via Torino) con la cima del paese (Cimavilla) era stata in realtà approvata sin dal 1811, ma per via del dilatarsi dei tempi per gli espropri dei terreni i lavori iniziarono solo nel 1816; in tale complessa e delicata operazione si rivelò determinante l’intervento del Marchese Michele Benso di Cavour, la cui mediazione condusse a pacifiche trattative per l’acquisizione dei terreni utili alla realizzazione dell’opera.
Negli stessi anni, a partire dal 1812, nel Castello era allogata una Congregazione di Carità, mentre nel 1845 Francesco Lavaggi iniziò artigianalmente, in un salone del maniero, la prima produzione di brichet (fiammiferi di legno) di marca italiana. La fabbrica fu poi trasferita in un apposito fabbricato ubicato tra le attuali via Torino e viale Resistenza.
A questo punto della nostra ricognizione, il catasto Rabbini, risalente al 1858 è in grado di fornire ulteriori utili indicazioni sull’assetto e sulla proprietà del complesso. Risulta allora che il corpo sud-ovest del Castello, inclusa la Cappella di San Rocco, i due corpi aggettanti verso valle (uno di ponente e l’altro di levante, entrambi censiti come fabbricati rurali) e il piccolo fabbricato posto tuttora in posizione soprelevata sul terrapieno, di fronte all’ingresso dellaa trecentesca Chiesa dei SS. Quirico e Giulitta, appartenevano al cav. Placido Vagnone fu Emilio. Un’altra parte del Castello, quale in particolare il voluminoso fabbricato ora scomparso, adiacente alla torre, era di proprietà del Comune di Trofarello, che possedeva anche la manica, ora abbattuta, che congiungeva la torre all’edificio poi adibito a scuole, oggi in stato assai precario. Il cortile conchiuso tra quest’ala comunale e il corpo storico del Castello era detenuto in comproprietà tra il cav. Placido, il Comune e i Sigg. Ferrero, proprietari del corpo tuttora esistente, ma assai manomesso, ubicato a nord-ovest della torre, in posizione contigua alle ex scuole.
Il Comune possedeva inoltre le tre modeste costruzioni poste lungo il viale della Resistenza, all’altezza della strada della Chiesa e a sud della navata destra della stessa antica Chiesa, che erano adibite a scuola (edificio est) e a macello pubblico (edificio ovest). Il cosiddetto “Castello comunale” era stato acquistato dalla municipalità di Trofarello il 13 novembre 1857 da Camillo e Gaetano fratelli Benso di Cavour, insieme agli altri corpi acquisiti quasi trent’anni prima dal marchese Michele. Si trattava di tre comparti, che il Comune valutò di trattenere solo in parte. Infatti, con delibera 3 dicembre 1857, poi riconfermata il 21 marzo seguente, si decise di vendere a mezzo trattativa privata il «comparto o sua manica di mezzogiorno con annesso giardino», al prezzo di partenza di £ 13.500. La miglior offerta fu formulata dal cav. Placido Vagnone, maggiore della regia armata, che offrì £ 14.100, aggiudicandosi l’immobile, composto di «cantina sotterranea, due camere al piano terra, spazioso salone e tre camere laterali al primo piano, sette membri al secondo, cinque altri al terzo piano con scala interna di comunicazione, giardino e terrapieno a levante della sopra descritta manica sostenuto da alto muro di cinta con entrostante padiglione in muratura, con ampia cantina sotterranea, spaziosa scuderia e fenile sopra. Coerente la contrada pubblica a levante, a sud l’acquisitore tramediante strada consortile, a ovest l’acquisitore tramediante muro e fabbricato divisorio in comune e cortile consortile con pozzo d’acqua viva pure comune, a nord la Comunità venditrice per i rimanenti suoi fabbricati tramediante muro divisorio a costruirsi».
Il Comune di Trofarello progettava quindi di utilizzare gli “scomparti” ubicati a ovest e a nord («per totali diciotto membri») della manica venduta, adattandoli rispettivamente a scuola e a sede della Guardia nazionale, «alloggio degli stipendiati» e uffici comunali.
Contestualmente, il 28 gennaio 1858 il misuratore e geometra Cesare Bosio redigeva perizia di misura e stima di due corpi di casa civile e orto, ubicati nel cantone “Sola”, a sud della Chiesa parrocchiale, di proprietà municipale, sino allora adibiti a Casa del Comune, con annesso macello e ghiacciaia, e a scuola.
Il consiglio comunale ne aveva infatti deliberato la vendita per far fronte alle spese dell’acquisto della porzione di Castello appartenuta ai Benso di Cavour. Ma in una successiva seduta del 21 marzo lo stesso Consiglio deliberò la sola vendita per incanto pubblico della casa delle scuole. Frattanto, nel maggio 1858 presero avvio consistenti lavori di riattamento del Castello comunale, seguiti dal geom. Borgarello, descritti in dettaglio nella sua relazione di perizia. Altri lavori urgenti furono eseguiti nel salone del Castello comunale nel 1863.
Radicali cambiamenti nell’assetto del complesso avvennero poi con i lavori per la realizzazione delle scuole femminili e maschili, operati nel 1889, su progetto dell’ing. V. Bechis di Moncalieri. Come emerge dal progetto allegato in stralcio, l’opera non prestò alcun riguardo per le preesistenze storiche, prevedendo radicali interventi sui corpi dell’antico castello.
Il disegno progettuale riveste peraltro interesse per l’indicazione delle proprietà del complesso, di cui i Vagnone detenevano più solo l’antico corpo di sud-ovest con l’annessa cappella.
All’incirca nel 1900 fu riplasmato, su preesistenti fondazioni e secondo il gusto eclettico, il corpo occidentale innestato sul nucleo principale del Castello. Questo corpo occidentale presenta, di conseguenza, una fattura originale solamente sino al livello del terrapieno su cui prospetta la Cappella di San Rocco, mentre il resto è frutto di soprelevazione.
Tra il 1928 e il 1938 l’arch. Ricci riplasmò invece secondo il gusto neogotico l’ala orientale, adiacente alla strada della Chiesa e collegata mediante un basso fabbricato all’ala di cui abbiamo detto sopra. Quest’ala orientale si presenta così oggi organizzata su due piani abitativi, caratterizzati da balconcini a sporto e finestre archiacute scandite da motivi a fasce bicolori.
La parte “storica” di sud-ovest, prospiciente i giardini a terrazze, era frattanto stata dichiarata monumento di interesse nazionale e posta sotto tutela nel 1919, tramite apposizione di vincolo da parte della competente Soprintendenza.
Nel 1960/61 il Comune ordinava poi la parziale demolizione e il P.R.G. del 1971 decretava l’abbattimento dell’antica sede municipale contigua alla torre.
Fino al 1974 il Castello fu abitato dal conte Filippo, ultimo discendente della famiglia Vagnone che vi risiedette, il quale alienò nel medesimo anno la sua parte di proprietà, con conseguente avvio della depredazione e dispersione di tutto quanto rimaneva asportabile. Tale porzione passò così a un gruppo finanziario, intenzionato a farne una residenza per persone autosufficienti. Ma gli alti costi dell’operazione provocarono l’abbandono del progetto. Negli anni ’80 l’edificio fu acquistato dal medico Paolo Villari che intendeva adibirlo a residenza per anziani e avviò un’opera di ristrutturazione incurante di ogni tutela delle preesistenze, senza richiedere alcun nulla osta alle competenti Soprintendenze. Prima che il 16 maggio 1996 il Comune potesse intervenire a bloccare i lavori e che avvenisse il successivo sequestro giudiziario dell’immobile, furono demoliti quattro preziosi solai lignei decorati, sostituiti con altri impropri in laterocemento.
Nel 1998 l’edificio fu infine acquistato da alcune società intenzionate a realizzare un restauro conservativo del complesso, con conseguente recupero funzionale tramite la creazione di ampie unità abitative.
Dopo le manomissioni degli anni ’80, guardando l’edificio da valle, si coglieva il corpo storico a tre piani, sormontato dall’alto tetto con grossi abbaini e cordolo in cemento armato a livello delle gronde, realizzato congiuntamente alla nuova e impropria copertura. La facciata del corpo più antico conserva una muratura a vista con catene di ancoraggio dei solai e tiranti. Il corpo di fabbrica a ponente mantiene invece a livello del sottotetto la decorazione in laterizio a vista organizzata a sequenza di “V” o festoni e la fascia marcapiano, presente anche nel corpo di levante che si caratterizza per i motivi bicolori che sottolineano le aperture. In varie parti del complesso permangono murature in laterizio di forte spessore (circa 95 cm), la cui differente cromia indica diverse fasi di cottura e, plausibilmente, di edificazione. Tali irregolarità sono più manifeste nel corpo verso valle, dove emergono tamponamenti di aperture e realizzazione di nuove più recenti, modifiche varie ed evidenti segni di sopraelevazione. Il piano seminterrato del corpo storico conserva murature antiche miste, in laterizio e pietrame, e solai a doppia orditura. Ai piani superiori sono purtroppo andate perdute anche parte delle controsoffittature dell’800 in canniccio decorato e le superstiti si alternano a pochi solai a cassettoni a doppia orditura rimasti in sito. Al piano ammezzato permangono solai lignei a orditura semplice, volte a botte con laterizi posti a filari paralleli e a spina di pesce, lunette a unghia e bocche di lupo. A seguito di vicende costruttive che hanno snaturato l’originario ruolo, come la conformazione assunta nei secoli, e un trentennio di depauperamenti e passaggi di proprietà, il Castello Vagnone di Trofarello conserva in ogni caso integri significativi tratti di costruito e ancor più i suoi naturali elementi di interesse panoramico, in virtù delle relazioni visuali proprie del sito, sul margine del rialzo prospiciente la pianura e l’abitato, che ancora da esso per impianto urbanistico discende.
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