Castello Vagnone, Comune di Trofarello, Torino

La Chiesa dei SS. Quirico e Giulitta.

La Chiesa dei SS. Quirico e Giulitta, 'Curata del Castello e del luogo di Trofarello'

La pregevole facciata della neogotica Chiesa dei SS. Quirico e Giulitta, ultimata nel 1910, come recita l'iscrizione posta entro la lunetta del portale

La Parrocchia di San Quirico e Giulitta fu ricostruita in forme neogotiche a partire dal 1907 e ultimata nel 1910 sul sedime dell’originario edificio di origine trecentesca, secondo il progetto dell’ing. Giuseppe Gallo, protagonista dell’architettura sacra piemontese tra Otto e Novecento, ingegnere politecnico, creatore di forme neobarocche e neogotiche, con una produzione vastissima di nuovi edifici e di interventi di trasformazione e restauro nell’arco di mezzo secolo.
Dedicata ai SS. Quirico e Giulitta, martiri cristiani durante le persecuzioni di Diocleziano, è probabile che fosse in origine una semplice cella del Contado nel minuscolo borgo del colle di Truffarello, rimpolpatosi dopo la distruzione di Celle e la divisione dei suoi abitanti, in maggioranza Arimanni o longobardi, fra Revigliasco, Testona e, appunto, Trofarello. Ecclesiasticamente dipendeva dalla vicina Pieve di S. Maria di Celle, la cui giurisdizione fu affidata alla chiesa feudale di San Martino di Revigliasco dalla quale fu probabilmente stralciata alla fine del secolo XII circa per erigere in parrocchia autonoma il priorato monastico dei SS. Quirico e Giulitta.
Risulta inoltre dal cartario di Santa Maria di Testona che nel 1218 un certo Sig. Sassello, Pievano di San Pietro di Celle, con l’assistenza di Ruggero e Giordano di Trofarello, abbia venduto una pezza di terra… La qual cosa dimostra che il titolo di Pievano era passato da Santa Maria a San Pietro di Celle. Inoltre, nel 1271 era amministratore delle decime di San Pietro di Celle un certo Mynfredo dei signori di Trofarello, Canonico di Moncalieri. Dipendendo il priorato di San Pietro di Celle dall’Abbazia della Novalesa, sui terreni della quale era sorta la prevostura del Moncenisio, ed avendo i Signori di Trofarello procurato beneficio per erigere in parrocchia autonoma la chiesa dei SS. Quirico e Giulitta nella villa di Trofarello, questa passò alle dipendenze dei monaci del Moncenisio, Canonici Regolari Agostiniani. Il 29 novembre 1461 i monaci Agostiniani del Moncenisio cedettero ai signori feudatari di Trofarello il diritto di nominare il Parroco, ossia commendarono ai preti secolari, specialmente della casata Vagnone che ne avevano costituita la dote, in cambio del loro impegno a riedificare o, almeno, a restaurare la chiesa che versava in grave stato di degrado ed era ormai insufficiente alle esigenze dei fedeli; in tal modo i parroci erano nominati “de iure Patronatus Laicorum ex fundatione vel donatione, in Commendam ad sui vitam ex concessione Apostolica”. Di qui il titolo di “Commendatore” al Parroco di Trofarello.
La chiesa era quindi detta “Curata del Castello e del luogo di Trofarello”.
L’edificio della chiesa aveva dunque in origine lo stile tipico delle chiese primitive dei bassi tempi: il frontone triangolare a coronamento della facciata a saliente con contrafforti sporgenti e una delle più antiche cappelle interne era di patronato dei Vagnone, dei quali accampava l’arma gentilizia. Prima della demolizione le navate erano quattro, tre originarie e la quarta «che aveva contribuito a deturpare l’armonia dell’insieme, in quanto più bassa delle due laterali e vi faceva ostacolo il campanile del 1575 e l’abitazione parrocchiale».
Le visite pastorali settecentesche, a partire da quella di monsignor Vibò del 1704 sino a quella di monsignor Arborio di Gattinara del 1728, denunciavano che la chiesa versava in deprecabili condizioni, sicché di fronte alla minaccia di interdizione perpetua da tutte le funzioni, si rimediò nel periodo 1742-’49 con provvisori consolidamenti. Per queste opere fu ribadito l’impegno assunto dai Vagnone, Signori di Trofarello, con il Preposto del Moncenisio all’atto del passaggio di proprietà della Chiesa, inerente l’obbligo di provvedere alla riedificazione dell’edificio.
Durante tali interventi, i servizi religiosi furono celebrati nella vicina Chiesa di Santa Croce che svolse le medesime funzioni anche dopo il 1845, quando la parrocchia, ormai pericolante, fu definitivamente chiusa al culto su richiesta di monsignor Luigi Franzoni.

Dopo la perizia del geom. Carlo Masera, che sconsigliava ulteriori restauri, l’edificio fu integralmente demolito insieme alla casa del sagrestano al fine di ricavare un più ampio spazio per la ricostruzione, che poté sfruttare anche l’area un tempo adibita a cimitero, ubicato a nord dell’antica chiesa e dismesso da oltre mezzo secolo. Ultimata nel 1910, come si legge sul candido timpano cuspidato del portale, adotta lo stile più in voga a quel tempo per le chiese, che era sostanzialmente eclettico e più precisamente neogotico, impiegato nella tradizionale conformazione a tre navate con pianta a croce latina e campanile posto a conclusione della navata destra. La facciata è in paramano rustico di mattoni, sulla quale si stagliano le esili colonnine dell’articolato insieme di bifore e monofore disposte a saliente e poste in corrispondenza del rosone. Il coronamento a spiovente ha due edicole laterali sormontate da guglie e una centrale portante la croce. Le pareti interne presentano affreschi sottoposti a restauro conservativo nel 1994. Della chiesa preesistente restano quattro confessionali, il pregevole coro ligneo e l’ancona dei SS. Quirico e Giulitta dipinta da Domenico Olivieri.
n tema di commistione con l’antico, è infine da sottolineare la significativa armonizzazione delle fondazioni della chiesa con i preesistenti muri di sostegno e terrapieni.
Mentre, riguardo alla nuova disposizione assunta dalla Chiesa, secondo un asse grossomodo nord-sud, va precisato che questa soluzione rispondeva alle modificate esigenze della Chiesa parrocchiale, rivolta verso il paese e destinata a essere fruita dagli abitanti del paese e non più, come era avvenuto per l’antica pieve, posta alle dipendenze del Castello, verso cui rivolgeva il proprio fronte. In sostanza, a livello pratico, il ruolo di dipendenza della Chiesa dei SS. Quirico e Giulitta dal Castello terminò con l’erezione della Cappella di San Rocco, mentre a livello simbolico, tale ruolo si mantenne sino al 1973, quando la Curia vescovile abrogò i patti del 1461, col conseguente decadimento del patronato dei Vagnone sulla Chiesa.

1 Premessa

2 Contatti

3 Contatti

4 Il territorio di Truffarello

5 Il Castello Vagnone, nell'ambito di un sistema di fortilizi

6 Un complesso di edifici di varia destinazione (1)

7 Un complesso di edifici di varia destinazione (2)

8 Un complesso di edifici di varia destinazione (3)

9 La Torre

10 L'antica Casa Comunale

11 La Cappella di San Rocco

12 La Chiesa dei SS. Quirico e Giulitta.

13 I Vagnone (ramo di Trofarello)

14 I Benso di Cavour

15 Riferimenti

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